• Via A.Saffi 21, I-20123 Milano (MI)
  • Email: office@consiliator-business-advisory.com

Alessandro Scaglione, classe 1967,  è Ingegnere Gestionale del Politecnico di Milano e Master cum laude in General Management del MIP, la Business School dello stesso Politecnico.

 

Sposato, papà di due figli, ha lavorato per 20 anni come dirigente di diverse imprese familiari grandi, medie e piccole, specializzandosi in strategie di internazionalizzazione e posizionamento a fronte di mutamenti di competitività e complessità di mercato.

 

Osservando da una prospettiva privilegiata imprese, famiglie e patrimoni tra vizi e virtù, tra limiti e intuizioni, tra minacce e opportunità dell’essere imprenditore, si appassiona ai temi tipici del Family Business, fino a volerne fare la sua ragione professionale di vita.

 

Nel 2018 a 51 anni chiude la carriera manageriale in un cassetto (but never say never again),  apre un cantiere di lavoro che chiama CONSILIATOR (dal latino “consigliere”), apre un canale YouTube su cui promuove cultura imprenditoriale e scrive per Guerini e Associati il libro “R-INNOVARE IL FAMILY BUSINESS. L’intelligenza naturale dell’imprenditore come differenziale competitivo”, inseguendo un modello distintivo di cultura imprenditoriale e di servizi integrati per accompagnare imprenditori, imprenditrici, familiari e professionisti del family business attraverso le sfide di mercati a complessità ed accelerazione digitale crescente.

 

I suoi credo fondanti sono che:

  • 1) crisi che portano con se discontinuità culturali si superano solo cambiando il modello cognitivo attraverso cui si conosce il mondo

  • 2) La soluzione a qualsiasi problema non può che essere nell’intelligenza naturale di cui siamo dotati (ma che si coltiva sul terreno della cultura), massima espressione dell’evoluzione umana per lo meno allo stadio attuale e non sostituibile dall’intelligenza artificiale

  • 3) l’impresa familiare ha caratteristiche distintive che ne rallentano la crescita culturale a causa di una certa autoreferenzialità imprenditoriale da un lato e di una offerta di competenze ed esperienze dall’altro che non parlano la lingua del “fare” impresa e del “fare” dell’impresa

  • 4) l’impresa familiare, in particolare nella sua dimensione piccola e media (PMI), sta attraversando una crisi nella quale l’accelerazione del progresso e della complessità supera la capacità di comprendere e prevedere del singolo. Farsi aiutare non è più un’opzione discrezionale

  • 5) Questa crisi si supera adottando modelli partecipativi che chiamino tutti gli stakeholders (dipendenti, clienti e fornitori in primis) a partecipare all’innovazione e all’intento strategico dell’impresa

  • 6) Il fine ultimo di una famiglia imprenditoriale deve essere quello di trasmettere alle nuove generazioni la capacità di avere successo, che può risolversi in un passaggio generazionale (ahimè con un tasso di insuccesso dell’85% dalla prima alla terza generazione) o in un disimpegno del family business a favore di una diversa avventura imprenditoriale o altro. Nessuna delle due scelte è più o meno dignitosa dell’altra

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